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La Faggeta

La Faggeta | Brallo

design:
E_Architetti + mar

in collaborazione:
F.Azzato & S. Agresta

concorso: 
Polo multifunzionale con info point, parco del Brallo di Pergola (PV)

anno: 
2009

DESCRIZIONE

(…)  Il progetto nasce dalla  volontà di inserirsi in maniera,  mimetica e minimamente alteratoria nel contesto del parco naturale del Brallo…

Al contrario di una architettura tradizionalmente chiusa, l’interevento proposto va infatti interpretato come  architettura del paesaggio aperta, site-specific, che si definisce come sistema integrato di elementi (o servizi) sparsi nel territorio secondo un ordine prestabilito; come spazio relazionale il cui tessuto connettivo è costituito dagli stessi elementi naturali del parco: i suoi faggi, i suoi rigagnoli d’acqua e i suoi camminamenti rivestiti da foglie. È in questo senso che gli stessi spazi distributivi coincidono con l’esterno, il bosco, definendosi come sistema di vuoti  estremamente flessibile alle variegate esigenze dei flussi, permettendo, parallelamente, la massima ottimizzazione degli elementi costruiti. 
Il bosco in definitiva entra in un’architettura “leggera”, caratterizzata da elementi che poggiandosi su di esso, sul terreno esistente - presupponendo quei minimi sbancamenti  necessari -, servano, nella maniera più flessibile, a complementarlo e, allo stesso tempo, a descriverlo nella sua complessità.
Per questi motivi e in funzione di questa “natura” complessa del luogo, si è pensato di adottare un sistema di progettazione a matrice parzialmente organico. Parzialmente, perché comunque riferito ad un sistema linguistico caratteristico della contemporaneità: il sistema notazionale digitale. È infatti a partire dal suo elemento costitutivo, il pixel, che si è pensato di  adottare una specifica modularità  capace di ri-codificare il territorio. Come una immagine che cambia improvvisante di risoluzione, gli elementi architettonici vanno così a tradurre puntualmente  e in maniera “sgranata” la conformazione del territorio: (narrando) le sue curve di livello.
Le esigenze di economicità e di impraticabilità della maggior parte delle aree di intervento, ci hanno poi dettato l’esigenza di orientarsi verso modelli di prefabbricazione che potessero permettere un rapido assemblaggio in loco di strutture autoportanti finite o parzialmente finite. In questo senso le misure del motivo costitutivo della griglia, il pixel, sono state fatte coincidere con quelle di un container, facilmente trasportabile e assemblabile sui due livelli: orizzontale e verticale.
La griglia dettata dal modulo container è stata fatta poi coincidere con l’asse principale di collegamento tra le aree reception e “bivacco” ed estesa a tutto l’intorno. In questo senso si è cercato di privilegiare una  maggior esposizione  a sud degli elementi architettonici, avendo sempre due lati esposti. 
Successivamente, si è cercato di dare agli stessi elementi architettonici una funzione sia mimetica che segnaletica/orientativa, data la caratterizzazione estremamente omogenea del luogo e la non difficile possibilità di perdervisi.
Un motivo “naturale”, o pattern, riferito ai faggi esistenti, è stato infatti adottato come elemento riconoscible - in quanto artificiale - di decoro mimetizzante, come rivestimento a doppia pelle, di tali elementi prefabbricati, capace così di ridefinirne l’aspetto sia in termini qualitativi, di “ecosostenibilità”, che di segnaletica, essendo questo disposto in modo da orientare sempre in direzione del sopraccitato asse reception-bivacco.